• 26 novembre 1997 16:21
  • La collina di Euridice, testo vincitore del Premio Piralldello 1997, è una commedia scritta dal veneziano Paolo Puppa, professore di storia del teatro all’Università di Ca’ Foscari, storico dello spettacolo e drammaturgo. La trama si svolge sulle colline di Teolo e vede protagonisti Piero, un architetto padovano quarantenne e sua moglie Carla. All’inizio, la coppia è in attesa di un figlio, e ostenta una felicità, un’euforia imbarazzante. Poi qualcosa suc­cede. La coppia appare infatti ventanni dopo, invecchiata oltremodo. E la creatura che in un primo tempo era assente, in quanto non ancora nata, ora è assente in quanto non c’è più, né potrà mai apparire. Dunque un’opera sul protagonismo di chi non si mostra, specie se si tratta di un figlio perdu­to, o di una fìglia come in questo caso, E soprattutto, se il lutto viene elaborato goffa­mente in termini laici, senza il conforto da parte di alcuna fede, o solidarietà di gruppo.
    Ma c’è nella commedia un’altra coppia più giovane, costituita da Paolo, il fìdanzato della morta, alla guida dell’automobile durante l’in­cidente, responsabile pertanto della morte della figlia-novella Euridice, e dalla sua nuova compa­gna, una fatua e nevrorica arrampi­catrice sociale. Il ragazzo, ossessio­nato dal senso di colpa, intende organizzare nella casa in collina, dove si sono rifugiati i due vecchi orfani della fìglia, una seduta spiri­tica, convinto com’è di poter comunicare con la defunta.
    Doppia sfida per il teatro. Un testo che, in forma di grottesco vaudeville, mette al centro del plot un assente, e un play-time. nel senso che la coppia protagonista invec­chia durante la commedia, passan­do dagli splendidi, olttimisti, gonfi di futuro, quarantanni, ai gelidi, desolati e sclerotici sessantanni di genitori rimasti privi di un senso qualsiasi per continuare a durare.