• 24 novembre 2002 12:19
  • Con la messa in scena de Il cerchio di gesso del Caucaso, Benno Besson ritrova il teatro dell’ amico e maestro Brecht, dal cui mondo poetico non si è mai separato a partire da quando, nel 1948, lo incontrò a Zurigo. Lo fa attraverso una favola che ha visto personalmente nascere a Berlino nel 1954, e che ha più volte portato sui palcoscenici europei. Besson torna anche a dirigere gli interpreti di un gruppo collaudato che la scorsa stagione affrontò con successo L’amore delle tre melarance di Carlo Gozzi utilizzando il medesimo tramite letterario, quello dello scrittore studioso e drammaturgo Edoardo Sanguineti.
    Nel Cerchio di gesso Bertolt Brecht affronta temi di grande attualità quali la guerra, la giustizia e il senti­mento materno, oltre a quello, a lui sempre caro, della possibilità di praticare la bontà in una società caratterizzata da inique diseguaglianze.
    Ne sortisce una commedia di autorevole leggerezza, che parla di temi quali sopraffazione e violenza, senza aver paura di costruirvi all’interno anche situazioni di grande e travolgente comicità.
    L ‘ odissea della serva Gruscha, che ha allevato come suo il figlio della moglie del governatore di un piccolo stato sconvolto dalla guerra e si rifìuta di restituirlo alla madre naturale, si fonde con l’in­quietante presenza del giudice Azdak che, pur facendosi beffe delle convenzioni e della morale corrente, diventa il simbolo del volto umano della giustizia.
    Con Il cerchio di gesso, Brecht propone un’ opera d’ispirazione orientale, che si alimenta di un acuto sguardo sul presente e si articola nella forma del teatro epico, con i vari passaggi dell’ azione introdotti da un narratore.

    Pin on PinterestShare on Google+Tweet about this on TwitterShare on Facebook