• 5 dicembre 1995 17:22
  • Estate 1996

    Capolavoro di freschezza, dinamicità e ariosità, I due gemelli veneziani è una commedia ricca di equivoci, scambi di persona, di espedienti e cadenze della Commedia dell’Arte.
    L’opera risale al periodo immediatamente precedente all’inizio dell’impresa della riforma teatrale goldoniana. Infatti convivo­no in essa la vivacità comica della commedia delle maschere, il gusto dell’intrigo e dell’avventura della commedia romanzesca e l’anticipazione realistica della commedia di carattere.
    Se la tradizione della commedia dell’arte è riscontrabile nel personaggio Zanetto (il gemello ingenuo e sciocco) di derivazione zannesca e costruito su modelli ruzantiani, la commedia dell’intrigo si appoggia su Pancrazio, subdolo orditore di inganni e di fosche trame.
    Il “nuovo” sta nella creazione di Tonino (il gemello “spiritoso” di Zanetto), un giovane cortesan, animato da giovanile irrequietezza, un uomo che conosce l’arte della vita, un “uomo d’onore” tipico rappresentante dell’emergente classe mercantile veneziana.
    Se la commedia sotto il profilo tecnico e drammaturgico è ancora assai legata alla Commedia dell’Arte, per altri aspetti è dotata di una sconcertante modernità.
    Il divertimento libero e scanzonato si mescola al grigiore di una società cinica e indifferente, animata dall’interesse economico, dall’egoismo e dall’ipocrisia. “In oggi chi sa più fingere sa meglio vivere, e per essere saggio, basta parerlo” dice il perfido Pancrazio, pallida reminiscenza del Tartuffe di Molière.
    Ancora una volta la Commedia dell’Arte offre a Goldoni gli strumenti del suo repetorio idoneo a far ridere, tuttavia l’autore non rinuncia ad aggredire e a mettere a nudo le contraddizioni della Realtà. Ancora una volta il Teatro diviene strumento per svelare l’autentico volto del Mondo.
    «La commedia – dice Goldoni nella prefazio­ne – è Poesia da rappresentarsi, e non è difet­to suo che ella esiga, per riuscir perfetta­mente, de’ bravi Comici che la rappresentino … “