• 24 novembre 1999 14:12
  • Commedia dell’amore e della gelosia, rappresentata per la prima volta a Venezia al Teatro di San Luca nell’ autunno del 1759, Gli innamorati è un soggetto che Carlo Goldoni trae dalle travagliate vicende di due amanti romani, come confida egli stesso nei Mémoires.
    La storia narra dell’amore litigioso di Eugenia e Fulgenzio, fatto di gelosie e pentimenti, di capricci e ripicche esasperate, spinte fin sulla soglia dell’irreparabile, ma provvidenzialmente ricondotte allieto fine delle nozze tanto sospirate.
    Coprodotto dal Teatro Stabile del Veneto “Carlo Goldoni” e dal Teatro Metastasio di Prato Stabile della Toscana, lo spettacolo porta la firma prestigiosa del regista Massimo Castri.
    Gli innamorati è il primo di una lunga serie di capolavori che Goldoni scrive dopo i difficili anni del San Luca, nel periodo che va dal 1759 al 1762: Gli innamorati, La trilogia della villeggiatura, I Rusteghi, Il Todero brontolon, Le baruffe chiozzotte fino al suo addio all’Italia con Una delle ultime sere di carnovale. Questi sono anni di straordinaria creatività del genio goldoniano, giunto ormai ad una felicità espressiva in cui l’identificazione tra Mondo e Teatro è assoluta e perfetta. Queste grandi commedie sono così l’espressione più alta ed intera dell’animo poetico di Goldoni, nel momento in cui la sua vena artistica giunge alla piena maturità e permette il raggiungimento dell ‘ideale di “semplice e naturale” attraverso la misura, l’armonia, la raffinata prosa poetica.
    L’argomento degli Innamorati è, a ben vedere, molto singolare rispetto alle produzioni dell’epoca. Goldoni racconta un amore che non è ostacolato da alcuna influenza esterna (padri burberi, disparità sociali), ma ha come unico nemico la paura di cedere a questo sentimento da parte dei due protagonisti che, a causa di questa paura, si dilaniano per tutto il testo e lo farebbero in eterno se Goldoni non decidesse di dare uno scioglimento a questa finta commedia. Ancora una volta Goldoni dimostra qui le sue straordinarie capacità di scrittore usando, occasione probabilmente unica, le parole per raccontare i sentimenti di Eugenia, che ci appare così una lontana parente di quella Giacinta, protagonista dolorosa dello straordinario affresco realistico che è La Trilogia della Villeggiatura.