• 26 novembre 1997 16:15
  • Le esperienze di regista all’Olimpico di Gianfranco De Bosio sono legate agli insegnamenti di Licisco Magagnato e Neri Pozza, due indimenticabili uomini di scienza, che lo introdussero al mondo del teatro del Palladio e della revisione dello Scamozzi.
    Fu dai loro suggerimenti che gli nacque il proposito, quindici anni prima, di rivisitare la prima rappresentazione di Edipo tiranno del 1585.
    Molti anni passarono, per le endemiche mancanze di fondi del Festival d’Autunno, poco considerato nell’ambito degli investimenti regionali e nazionali, perché il progetto si avverasse: si deve al talento inventivo di Maurizio Scaparro e alla fiducia di Giulio Bosetti la possibilità di misurarsi con la rievocazione di quello storico spettacolo.
    Di rievocazione dinanzi ad un pubblico d’oggi si è trattato, non d’una filologica impossibile ricostruzione.
    La traduzione di Orsatto Giustiniani, di stile aulico, è stata trascritta con amore e competenza dal poeta Fernando Bandini; le musiche del grande Andrea Gabrieli, che sono oggetto di studio dei musicisti contemporanei, hanno trovato una moderna estensione nelle coreografie di Mauro Bigonzetti, e le danze mancarono allora e qualcuno se ne lamentò.
    Le tracce del Maganza sono state affettuosamente interpretate da Pasquale Grossi, la scena dello Scamozzi ha ritrovato il suo primo significato, gli attori e il Coro specialistico della Schola San Rocco di Vicenza, si sono riuniti per affondare la loro sensibilità nel ricordo di quella giornata irripetibile della cultura rinascimemale.

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