• 10 dicembre 1994 11:56
  • La commedia Chi la fa l’ aspetta o sia I chiassetti del carneval deriva da un canovaccio che Goldoni ha preparato per gli attori del Théatre Italien di Parigi nel 1761, quando viene rappresentata al Teatro di San Luca di Venezia, nel febbraio dell’an­no seguente, il commediografo l ‘ha scritta per esteso in dialetto veneziano.
    Goldoni non parla di quest’opera nei Mémoires e non la inserisce neppure nel catalogo delle sue commedie, mostrandosi forse risentito per l’ostilità con cui era stata accolta dal pubblico della sua città: una cen­sura completa che soltanto la stampa del 1789 nell’edizione Zatta ha salvato da una distruzione certa.
    Dall’oblio venne tratta alla fine dell’Ottocento e, soprattutto, nel corso del Novecento da grandi interpreti, quali Ferruccio Benini e Cesco Baseggio. L’allestimento del Teatro Stabile del Veneto si presenta, dunque, come una autentica riscoperta.
    Si scorge nella struttura della commedia una sorta di travaglio compositivo, che accosta personaggi più prossimi all’antica tradizione dell’arte, le coppie degli ultimi innamorati e i servi, alle ultime creazioni della scena goldoniana. È un vero “campio­nario scenico” che mette in mostra le ambi­guità di un mondo variegato, composto da una piccola borghesia, da negozianti e mediatori, che tendono a chiudersi in una dimensione familiare, oppure nello spazio del sestiere, nella borghesia e nell’osteria.
    Vi domina quella dimensione della quotidianltà, nella quale s’intrecciano sentimenti e affari. È un mondo circo­scritto che l’autore si diverte a presentare con puntualità nelle sue rea­zioni più minuziose. La magia della lingua, poi, valorizza il piacere della conversazione, divenendo quasi un soggetto autonomo, in grado di stare sulla scena, indipendentemente dai personaggi che la animano.

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