• 8 marzo 2017 20:45
  • 9 marzo 2017 16:00, 20:45
  • 10 marzo 2017 20:45
  • 11 marzo 2017 20:45
  • 12 marzo 2017 16:00

Incontri con il pubblico

Venerdì 10 marzo alle ore 17.00

Ingresso libero

In collaborazione con il laboratorio Teatro per l’ Università dell’Ateneo Patavino coordinato da Caterina Barone

Conduce
Cristina Grazioli

Trama

In casa di Pantalone de’ Bisognosi, anziano mercante veneziano, sua figlia Clarice si sta per sposare con Silvio, figlio del Dottor Lombardi dal momento che Federigo Rasponi, agiato torinese cui era promessa in sposa, è morto in una rissa per mano di Florindo Aretusi innamorato della sorella di lui, Beatrice. La cerimonia, alla quale assistono la giovane serva di Clarice, Smeraldina, e il locandiere Brighella, è interrotta da Arlecchino che annuncia l’arrivo in casa proprio di Federigo Rasponi, suo padrone, sconvolgendo i presenti. In realtà si tratta della sorella Beatrice vestita con gli abiti del fratello morto e arrivata a Venezia per cercare l’amato Florindo ricercato per l’omicidio. Brighella, testimone di nozze riconosce Beatrice, sua vecchia padrona a Torino ma non svela l’inganno e la invita a soggiornare nella locanda che gestisce.
Arlecchino, nel frattempo, affamatissimo, per raddoppiarsi la paga, accetta l’incarico di servire proprio Florindo che va ad alloggiare anche lui nella stessa locanda. Pantalone è costretto a concedere Clarice in sposa a quello che crede Federigo suscitando le ire del Dottor Lombardi. Beatrice, nel frattempo, svela la sua identità a Clarice obbligandola però a mantenere il silenzio sulla sua identità e quando Silvio minaccia di fare del male a Pantalone lo sfida a duello battendolo. Silvio, folle di gelosia rinnega il suo amore per Clarice che, a sua volta si ricrede sul suo innamorato.
Arlecchino si destreggia non senza esilaranti contrattempi nel difficile compito di servire tutti e due i suoi padroni contemporaneamente e trovando anche il tempo di corteggiare Smeraldina. Per salvare la situazione arriva a fare credere a ciascuno dei suoi padroni la morte dell’altro, portandoli alla disperazione. I due decidono di suicidarsi ma proprio nel momento in cui stanno per togliersi la vita si incontrano e si riconoscono. Pantalone scopre l’inganno e riesce a convincere Silvio a tornare da Clarice. La commedia si conclude con il triplice matrimonio di Clarice e Silvio, di Beatrice e Florindo e di Smeraldina e Arlecchino, che per amore incorre però nell’errore di rivelare il suo doppio incarico.

Note di Regia

Arlecchino, la maschera simbolo del teatro italiano e “Il servitore di due padroni”, il testo di Carlo Goldoni più rappresentato al mondo, tornano sul palcoscenico dello Stabile del Veneto in una nuova, inedita versione. Una strana soffitta ingombra di vecchi bauli e una vivace compagnia di attori.
All’arrivo del pubblico i comici aprono i bauli, riemergono abiti usati mille volte, attrezzeria ammaccata e strumenti musicali impolverati, quanto basta per far rivivere questo capolavoro. La perfetta macchina teatrale goldoniana si rimette in moto, la polvere vola via a suon di canti e musica, i personaggi e le maschere riprendono vita e trascinano il pubblico in una girandola di colori, emozioni e divertimento.
Travestimenti e riconoscimenti, servitori e padroni, padri e figli, morti e risorti, duelli e passioni, gioie e pianti: nello spettacolo tutto è doppio, come Arlecchino che, a sua volta, si sdoppia (anzi si triplica) nell’impresa impossibile di servire due padroni e forse anche sé stesso.
Goldoni scrive “Il servitore di due padroni” lontano dalla sua Venezia e in ogni battuta della commedia si legge l’amore e la nostalgia per una città magica, un luogo unico, fantastico, intriso di vita, in cui tutto è (ancora) possibile. In scena un cast di altissimo livello che fa incontrare interpreti di comprovata esperienza con giovani talenti. Un classico che non può invecchiare perché affonda le sue radici nella storia stessa del teatro.

Giorgio Sangati

ESTRATTI DALLA STAMPA

“Un nuovo sorprendente Arlecchino prende vita sulle antiche tavole del teatro Goldoni di Venezia. Già, perché per tutti noi la maschera bergamasca si identifica con le figure di Ferruccio Soleri o di Marcello Moretti, interpreti dell’Arlecchino servitore di due padroni di Goldoni messo in scena da Strehler nel ‘47, giunto fino ad oggi con diverse edizioni e con migliaia di repliche. Ma non c’è dubbio che lo smisurato successo di quella storica e ardita operazione abbia però ingenerato qualche paradosso. Il primo è che la nostra immagine della commedia dell’arte, costruita sulle improvvisazioni, si sia legata ad uno spettacolo immutabile da decenni, il secondo è che l’espressione studiata dallo scultore e mascheraio Amleto Sartori per quell’occasione, nata da un sottile lavoro di documentazione ma soprattutto da un’ideazione tutta originale, senza una specifica attendibilità filologica, a noi appaia ormai come se fosse il tratto distintivo e tradizionale degli arlecchini di tutti i tempi. Coraggiosi dunque coloro che hanno deciso non solo di dare un nuovo aspetto al personaggio ma di rimettere le mani proprio su quell’opera, tratta da un canovaccio francese rielaborato da Goldoni per un celeberrimo interprete della sua epoca, Antonio Sacchi. L’occasione consentì per altro all’autore di fissare sulla carta pressochè tutte le battute e le scene, secondo un procedimento originale e quantomai sgradito agli attori dell’epoca, abituati a recitare “all’improvviso”, obbligati in questo caso a imparare la parte a memoria, segnando così un tassello fondamentale della rivoluzione che il drammaturgo stava compiendo con la composizione di vere e proprie commedie nelle quali andava sostituendo gradualmente le maschere con veri e propri profili umani di ben più cospicua profondità interiore. Gli audaci artefici della nuova trasposizione scenica sono un gruppo affiatato di artisti, giovani o di più consolidata esperienza, a partire proprio dallo straordinario Arlecchino, Marco Zoppello, ventotto anni, barba e una folta chioma rossa, energico e vitale, per nulla sciocco, tantomeno ingenuo, anzi ben convinto della sua intelligenza, rivendicata orgogliosamente a fine spettacolo, come se fossero le complesse trame amorose dei suoi due padroni ad annodare reti ingarbugliate nelle quali bisogna poi abilmente districarsi, cosa che lui, del resto, riesce a fare benissimo. (…) Sarebbe inutile fare paragoni, la versione di Strehler ha un posto indiscutibile nella storia del teatro italiano, ma questa rilettura si pone come una nuova riuscitissima reinvenzione, ed è il regista Giorgio Sangati a scartare con disinvoltura dai moduli consacrati, attento soprattutto al lavoro di gruppo, con pochi lazzi ben riusciti, qualche accenno di fuori scena a vista, puntando decisamente alla tessitura di un intreccio serrato e godibilissimo, per ambientare il quale bastano tre bauli che fanno da pareti e da porte” (… )

Antonio Audino – Il sole 24

Biglietti in vendita dal 15 Novembre

InteroRidottoGiovaniAbbonati
Platea/palco Pepiano/1° ord balconata29,0026,0017,0020,00
Platea prima fila (posti a visibilità ridotta)17,00-8,0015,00
Palco Pepiano/1° ord no balconata25.0022,0014,0017,00
Palco 2° ord balconata24,0021,0013,0016,00
Palco 2° ord no balconata18,0015,0010,0010,00
Galleria12,0010,008,008,00

Teatro Verdi

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Orario di biglietteria  

Fino al 16 giugno 2018
dal martedì al sabato 10.00/13.00 – 15.00/18.30
in tutte le giornate di spettacolo 10.00 /13.00 – 15.00 / inizio spettacolo
domeniche con spettacolo 15.00 / inizio spettacolo

 

Via dei Livello 32 - Padova - 35139 - Italia