• 24 novembre 2000 13:02
  • Pochi sanno che Giuseppe Berto, celebre autore del Male oscuro e scrittore tra i più acuti e importanti del panorama letterario italiano degli anni ’60-’70, è stato oltre che romanziere, autore teatrale e sceneggiatore di successo. Della storia che è alla base di Anonimo Veneziano egli scrisse in sostanziale contemporaneità un testo teatrale e una sceneggiatura cinematografìca. Questa seconda fu la base di un fìlm di straordinario successo con Florinda Bolkan e Tony Musante. Due aspetti, quello cinematografìco e quello teatrale, che sono sempre andati di pari passo. Anonimo Veneziano però, non è solo un pretesto per panorami veneziani e musiche struggenti, è anche un’intensa e drammatica storia d’amore, un’attualissima riflessione sulla crisi della coppia contemporanea in cui confluiscono tutti i temi del Berto grande romanziere.
    Una storia che fa piangere certo, non però per banali situazioni che puntano ad accattivare l’animo del pubblico, ma per la suggestiva identifìcazione tra la fìne della vita di un uomo e la fìne di una città che è il simbolo stesso della struggente decadenza.
    Il copione non contiene tante indicazioni: è un dialogo emozionante, che offre pochi appigli e affida esclusivamente alla bravura degli interpreti e alla loro capacità di comunicare tutte le emozioni contenute nel dramma di una grande storia d’amore, forte e contemporanea.
    Dietro un testo scarno, totalmente privo di didascalie, si nascondono un Romeo e Giulietta un po’ attempati, che si sono innamorati da giovani senza riuscire a trasformare l’amore-passione in un amore più adulto. Il protagonista aveva interrotto la storia, non riuscendo ad accettare le normali conseguenze di una convivenza: l’impossibilità di mostrare solo la parte migliore di sé, nascondendo i propri difetti. Egli ora sa di dover morire e rivuole accanto a sé la donna della sua vita. La registrazione dei brani di Anonimo veneziano, fatta con un gruppo di giovani musicisti, è una specie di testamento spirituale, che intende tramandare a suo fìglio come ricordo di sé.
    Amore e morte hanno una parentela stretta con Venezia (basti citare Thomas Mann), legata ad una visionarietà di Berto, che aveva un rapporto simbolico con la città. Anonimo veneziano tocca un tema che riguarda la generazione tra i trenta e i quarant’anni (l’età dei due protagonisti): l’incapacità di crescere, di passare dalla passione alla costituzione di una coppia e di una famiglia, attraverso un’accettazione piena dell’altro, anche dei suoi difetti …
    Il successo del fìlm pone un carico pesante su chi debba realizzare oggi questa storia commovente, che suscita grandi emozioni e nella quale ci si può facilmente immedesimare. Una storia che ha lasciato una grandissima eco.