• 31 luglio 2015 20:00
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    Un film di culto diventa spettacolo. Thomas Ostermeier porta in scena Il matrimonio di Maria Braun, il film che Rainer Werner Fassbinder girò nel ’78 facendo della storia personale di una donna, della sua ascesa sociale e del suo soccombere a un mondo tutto al maschile, l’amara parabola sul presunto miracolo della Germania del dopoguerra, un’accusa contro la società dei consumi e il cinismo delle relazioni umane. Come Fassbinder, anche Thomas Ostermeier, considerato maestro europeo di un teatro politico, nutrito di riflessione e critica sociale, mette al centro la donna per interrogarsi sulla società. E dopo i personaggi di Ibsen, Lars Noren e Lillian Hellman, aggiunge un nuovo ritratto femminile.

    È una storia di amore e guerra, che ha inizio nel ’43 con il matrimonio di Maria Braun con il sergente Hermann in partenza per il fronte russo, e si sviluppa tra colpi di scena drammatici fin sulla soglia degli anni ’60, sotto la spinta del desiderio della donna di realizzare il proprio sogno di felicità coniugale e di benessere, per il quale è pronta all’adulterio, alla prostituzione e all’omicidio.

    Quando gli hanno chiesto perché adattare Il matrimonio di Maria Braun al teatro oggi, Thomas Ostermeier ha risposto: “Perché l’emancipazione di questa donna a una fede sincera e cinica rimane salutare in un’Europa dove la maggioranza della ricchezza economica è ancora nelle mani degli uomini. – E aggiunge – Come dice Maria Braun a un certo punto: ‘Sono brutti tempi per i sentimenti’. C’è un capitalismo che schiaccia l’uomo, un’idea di denaro che li sovrasta ed è un ostacolo insormontabile”.

    Fedele alla sceneggiatura, liberata però di ogni accento melodrammatico che dà un tono più implacabile alla vicenda, i 27 personaggi del film si riducono a 4 uomini e un’unica donna, Maria Braun, sottolineando il suo isolamento in un mondo maschile e costringendo gli attori a vertiginosi cambi di scena a vista che danno un ritmo quasi cinematografico allo spettacolo. Ne risulta un lavoro “di intelligenza magistrale, fino al punto di apparire un po’ freddo” (Le Monde).

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    Teatro Goldoni

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