
The history boys è stato salutato da molti critici come “uno degli spettacoli più importanti ed emozionanti” firmati da Bruni e De Capitani. Ed è diventato un caso per la risposta entusiasta degli spettatori più giovani - adolescenti o poco più - che l’hanno visto e rivisto, per nulla scoraggiati dall’ambientazione “scolastica”, dagli innumerevoli riferimenti letterari, filosofici e storici, come dall’inconsueto mescolarsi di cultura alta e pop, tra citazioni di film e brani musicali live. Un successo non del tutto inaspettato, se già la versione originale aveva ottenuto sei Tony Award nel 2004 ed era stata trasformata in film nel 2006, sceneggiata dallo stesso Alan Bennett, scrittore ben noto anche in Italia, sebbene poco rappresentato.
La commedia mette in scena un gruppo di adolescenti all’ultimo anno di college, impegnati con gli esami di ammissione all’università. Sono ragazzi molto diversi tra loro ma affiatati: dal leader della classe, il donnaiolo Dakin, al fragilissimo Posner, innamorato - per nulla segretamente - di lui, fino al poco convenzionale Scripps , in crisi spirituale.
L’insegnante di inglese, Hector (“irresistibile” Elio De Capitani) e quella di storia, Mrs Lintott (Ida Marinelli), cercano di stimolare la loro curiosità al di là dei percorsi consueti e preconfezionati, infischiandosene del prestigio, delle tradizioni, dei primati e dei punteggio scolastici, mentre il preside (Gabriele Calindri), per buon nome della scuola, li vorrebbe tutti a Oxford o Cambridge.
Si apre così uno scontro che vedrà scendere in campo anche un giovane professore, cinico e ambizioso (Marco Cacciola), incaricato dal preside di dare una “ripulita” allo stile dei ragazzi, renderlo più brillante, “giornalistico” e più spendibile al “supermercato del sapere”, con buona pace della ricerca storica e dei dibattiti di metodologia.
La commedia ci introduce da subito nel mezzo delle lezioni di Hector, dove domina un clima anticonformista, si citano a memoria poesie di Auden o Withman, ma anche vecchi film o canzoni (con tanto di accompagnamento al piano), creando relazioni e connessioni apparentemente senza una precisa finalità. Ma non saranno questi metodi così poco ortodossi a costringere il professore alla pensione anticipata (e a condurre verso un finale inaspettatamente tragico), bensì il suo “vizietto” di palpeggiare gli studenti più dotati.
In scena accanto ai “prof” De Capitani, Marinelli, Calindri e Cacciola un gruppo di otto giovani, “bravissimi e tutti under 30”: sono attori diplomati alla Scuola del Piccolo Teatro di Milano (Andrea Germani), alla scuola del Teatro Stabile di Genova (Vincenzo Zampa), alla Civica di Milano “Paolo Grassi” (Giuseppe Amato e Angelo Di Genio), alla scuola del Teatro Stabile di Torino (Marco Bonadei) e all’Accademia D’arte Drammatica “Silvio D’Amico” (Loris Fabiani e Alessandro Rugnone), oltre al pianista Andrea Macchi.
|
 |
|
Teatridithalia |
 |
| The History boys |
 |
| autore
Alan Bennett |
| traduzione di
Salvatore Cabras e Maggie Rose |
| luci
Nando Frigerio |
| uno spettacolo di
Elio De Capitani e Ferdinando Bruni |
|
 |
con
|
Elio De Capitani Hector |
|
Ida Marinelli Mrs Lintott |
|
Gabriele Calindri Il Preside |
|
Marco Cacciola Irwin Irwin |
|
Giuseppe Amato Scripps |
|
Marco Bonadei Rudge |
|
Angelo Di Genio Dakin |
|
Loris Fabiani Lockwood |
|
Andrea Macchi Crowther |
|
Andrea Germani Timms |
|
Alessandro Rugnone Akthar |
|
Vincenzo Zampa Posner |
|
Ferdinando Bruni regista, voce registrata |
|
|
|